UN TUBO PRODIGIOSO

UN TUBO PRODIGIOSO

Tutto quello che succede nel nostro organismo si riflette sul nostro benessere, ci procura uno stato d’animo sereno o cupo, ci fa vedere il mondo con gli occhiali rosa o neri. Ma c’è un processo che più degli altri è legato alla storia della nostra persona. Parlo del processo digestivo, che, come ci insegnavano alle scuole elementari, comincia in bocca, e procede con tantissime altri fasi lungo tutto l’apparato digerente.

Da neonati cominciamo a interagire col mondo attraverso la digestione del latte della mamma, del quale impariamo a trattenere quello che ci serve, eliminando un quasi niente di scarto, poi, sviluppiamo i nostri gusti personali attraverso l’assaggio di tutto quello che troviamo, costruendo anche la nostra identità immunitaria (come abbiamo visto in un precedente articolo).

E così il processo digestivo si sviluppa, specializzandosi sempre di più durante la vita.

Se da una parte è immediato comprendere che senza l’apparato digerente, la nostra vita sarebbe quasi impossibile, non pare altrettanto logico realizzare che il nostro modo di affrontarla, il nostro benessere, la nostra energia, dipendono da come funziona questo “tubo” nel quale noi introduciamo gli alimenti e l’acqua e dal quale espelliamo gli scarti.

Per capire e correggere eventuali disfunzioni, bisogna comprendere la digestione.

Il nostro apparato digerente è come un grosso laboratorio dove vengono applicate in maniera estremamente efficiente tutte le leggi della chimica e della fisica, in modo da permettere che la mela, il pane, l’uovo che mangiamo possano venire trasformate in osso, muscolo, legamenti, energia, pensiero.

Il processo avviene per passaggi successivi e, come si può intuire, perché il risultato finale sia corretto, ogni step deve essere correttamente compiuto.

In caso contrario, come quando eseguiamo le espressioni a scuola, l’errore che commettiamo all’inizio, si amplifica ad ogni passaggio.

La bocca riceve il boccone e ha il compito di sminuzzarlo il più possibile attraverso i denti, diluirlo con la saliva e cominciare la digestione degli amidi attraverso la ptialina. Il bolo (così si chiama questo mix), attraverso l’esofago raggiunge lo stomaco dove trova una forte acidità, dovuta alla presenza dell’acido cloridrico, che serve a scomporre le proteine presenti nel cibo. Per fare in modo che l’acido arrivi a contatto con tutto il bolo, lo stomaco mette in moto un meccanismo di contrazione e rilascio chiamato peristalsi. A questo punto si possono presentare i primi problemi. Infatti, se la masticazione è stata troppo breve, lasciando il cibo in pezzi troppo grandi, o se l’acidità dello stomaco non è sufficiente, lo smontaggio delle proteine richiede un tempo molto più lungo del previsto o non avviene completamente.

Questo può succedere perché spesso pretendiamo di digerire mentre stiamo compiendo attività che richiedono la nostra attenzione (lavoro, guida, videogioco), anche se il nostro sistema non è organizzato in modo da contemplare questa evenienza. Infatti le due sezioni del sistema neurovegetativo (ortosimpatica e parasimpatica) non possono lavorare ai massimi livelli contemporaneamente, o prevale l’ortosimpatico e abbiamo massima attenzione, massima concentrazione, sensi allertati, ormoni tiroidei, catecolamine, cortisolo pronti all’uso, o prevale il parasimpatico e allora si che le ghiandole secretive dell’apparato digerente possono inondare bocca, stomaco, duodeno, intestino, di tutto ciò che serve per consentire che la digestione e l’assimilazione avvengano, accompagnate dai corretti movimenti peristaltici.

Dopo un certo tempo, attraverso il piloro, il chimo ( a questo livello il mix prende questo nome) raggiunge il duodeno, dove vengono secreti una gran quantità di bicarbonati per neutralizzare la sua acidità.Subito dopo dalla cistifellea arriva la bile con lo scopo di emulsionare i grassi, dal pancreas arrivano gli enzimi digestivi, con lo scopo di scindere le proteine in aminoacidi (proteasi), gli amidi in zuccheri semplici (amilasi) e decomporre i grassi (lipasi).

Anche in questa fase le sostanze secrete devono essere in quantità sufficiente perché l’operazione avvenga correttamente senza lasciare sostanze indigerite.

Dal duodeno il mix passa nelle altre due sezioni dell’intestino tenue, il digiuno e l’ileo, dove avvengono principalmente funzioni di assorbimento dei nutrienti. L’assimilazione dei nutrienti può avvenire solo se essi sono stati scissi nelle loro componenti più elementari.

Tutto ciò che rimane, attraverso la valvola ileo-cecale, arriva al colon, la parte finale dell’intestino, dove troviamo i miliardi di batteri che vivono in simbiosi con noi, pronti ad aiutarci a completare la digestione. Se, sopra tutto ha funzionato bene, il lavoro qui è semplice, ma se, come può succedere, non tutto è andato liscio, i batteri si trovano a dover fare un super sforzo, mettendo in moto tutta la loro capacità fermentativa, sicuramente efficace, ma il cui rovescio della medaglia è la produzione di gas a noi poco graditi. Alla fine di questo processo, viene riassorbita l’acqua in eccesso, e, tutto lo scarto: fibra, sostanze varie non gradite che il sistema immunitario intestinale ha classificato come “non self”,viene assemblato e sospinto, attraverso il retto, verso l’uscita, dopo circa 3 o 4 giorni.

Molto spesso ci si focalizza solo su ciò che avviene nel colon, dando molta importanza al microbiota intestinale, senza pensare che il lavoro a questo livello, e i problemi ad esso correlati (gonfiori, infiammazioni, coliti) sono condizionati da tutto quello che è successo a monte e da quali risorse erano disponibili e utilizzabili.

Purtroppo l’uso di farmaci che riducono l’acidità dello stomaco, la masticazione insufficiente, la mancanza di un breve periodo di relax a ridosso dei pasti, l’utilizzo di cibi industriali compromette il successo della attività digestiva molto prima della sua fase finale.

Conoscere il processo digestivo e, soprattutto l’influenza che il sistema neurovegetativo ha su di esso, è l’unica via per cambiare quello che possiamo nei nostri comportamenti, in modo che esso avvenga nel migliore dei modi ( prendendoci per esempio una vera pausa per consumare i pasti).

Allora il sintomo, che sia reflusso, pesantezza, gonfiore addominale, sensazione di mancato svuotamento, lo potremo vedere sotto un’altra luce, come un tentativo dell’organismo di sopperire a una carenza con l’esagerazione di una funzione ad essa correlata, perché tutto ciò che la nostra macchina perfetta inventa, lo fa solo ed esclusivamente perché è il meglio che può fare nelle condizioni nelle quali si trova.

Questo ci permetterà di uscire dalla logica del sintomo irreversibile e cominciare a cercare soluzioni, utilizzando, con l’aiuto del nostro farmacista di fiducia quei rimedi adatti a sostituirsi a un comportamento più corretto quando questo non sia attuabile.

L’utilizzo di enzimi digestivi, soprattutto se prodotti dalla fermentazione di maltodestrine ad opera dell’Aspergillus Oryzae che agiscono sia in ambiente acido che basico, ci possono aiutare a velocizzare il transito degli alimenti nello stomaco e nel duodeno riducendo il rischio che essi arrivino scarsamente digeriti alle fasi successive con riduzione di reflusso e flatulenza.

Una combinazione di gemmoderivati di tiglio, fico e melo, può essere utile su tutte le somatizzazioni dello stress a carico dello stomaco, sulle gastriti, sul singhiozzo e, migliorando l’azione del sistema parasimpatico, sulla sensazione di pugno allo stomaco e sulla versante epatico della digestione.

Per tutti i dolori, gli spasmi dello stomaco, per migliorare la secrezione dei succhi gastrici, diminuire i crampi e la sensazione di buco allo stomaco, ci viene in aiuto la fitoterapia con 3 rimedi che se usati insieme lavorano in modo sinergico: camomilla, liquirizia e menta.

La scelta degli alimenti ha naturalmente la sua importanza, privilegiando quelli che richiedono una masticazione prolungata, come le verdure crude ad inizio pasto, in modo da segnalare allo stomaco che sta arrivando cibo e dargli il tempo di prepararsi. Ogni tradizione culinaria nel mondo comprende, non a caso, alimenti fermentati, bevande, miso, verdure come i crauti. Provando ad aggiungere qualche verdura fermentata alla nostra alimentazione, e ce ne sono di ottime prodotte nelle nostre zone, noteremo sicuramente un beneficio a livello intestinale e di digestione.

IL SOTTOBOSCO CHE CURA

IL SOTTOBOSCO CHE CURA

È affascinante pensare che la storia della medicina è iniziata per tentativi, già prima della civilizzazione dell’uomo.

Si è partiti in ogni caso dalla natura, dalla quale ancora oggi derivano un buon numero di farmaci. Tutti i popoli della terra hanno creato le loro tradizioni mediche, partendo più o meno nello stesso modo, ma in ogni continente si sono prese vie diverse, approfondendo argomenti diversi, cercando comunque di trovare rimedi sempre più efficaci e con meno effetti collaterali.

Mentre in occidente ci si concentrava sulle erbe dando origine alla fitoterapia, in Oriente è sempre stato alto l’interesse per i funghi che presentano numerose proprietà benefiche.

Purtroppo in Europa i funghi sono stati associati storicamente a pratiche mistico esoteriche, distogliendo l’attenzione dalla loro grande versatilità terapeutica che, per fortuna, attualmente è emersa e ci permette di poter usufruire dei suoi benefici.

I funghi, non appartengono al mondo delle piante, come si potrebbe credere e come furono catalogati in principio, ma non appartengono neanche al mondo animale.

Per le loro caratteristiche così particolari è stato creato un regno a parte denominato appunto Regno dei Funghi dato che la loro origine è un ceppo batterico diverso da quello degli altri regni.

Si pensa che in natura, le specie fungine siano 1.500.000, la maggior parte ancora sconosciute, e con probabili effetti terapeutici interessanti tutti da scoprire.

La parte visibile del fungo è il corpo fruttifero che emerge in particolari condizioni, per la riproduzione, ma la parte più consistente, il micelio, è una rete di filamenti che si sviluppa anche per chilometri, modificandosi in base alle informazioni prese dall’ambiente.

Si nutrono di sostanza organica che prendono dal terreno o dalle piante secondo tre modalità:

  • Simbiosi con un’altra specie e beneficio per entrambe,
  • Parassitismo a spese di un’altra specie che deperisce e muore,
  • Saprofitismo, da organismi morti animali o vegetali.

Se non ci fosse questa attività saprofitica dei funghi, la terra sarebbe sommersa di detriti di origine animale e vegetale, a conferma che tutto ha una utilità nella vita del nostro pianeta.

L’attività terapeutica dei funghi è legata alla loro necessità di produrre sostanze che ne rendano possibile la vita nella fase più ostile dell’ecosistema, a stretto contatto con organismi in decomposizione e occupandosi della loro demolizione, resistendo ad alti livelli di stress ossidativo. Le proprietà antiossidanti e quelle antimicrobiche che il fungo usa per difendersi, sono ciò che rende la micoterapia così efficace.

Non ci sono altri organismi viventi, capaci, come i funghi, grazie al loro micelio diffuso, di ripulire un terreno da inquinanti e tossici in un tempo così breve.

I funghi terapeutici, che a volte sono gli stessi che mettiamo nel piatto, hanno, come sostanze attive, terpenoidi, glicoproteine, enzimi e polisaccaridi.

Tra i polisaccaridi, i più attivi sono i β-glucani che sono anche quelli sui quali sono stati fatti gli studi più numerosi.

La loro caratteristica è quella di stimolare le cellule del sistema immunitario, tenendolo allenato, in modo da permettergli di intervenire tempestivamente all’arrivo di patogeni esterni o interni (come le cellule neoplastiche) .

Si tratta di una vera attività modulante che seda un sistema immunitario troppo attivo che potrebbe generare patologie allergiche, o attiva un sistema immunitario pigro.

Questa capacità modulante si verifica perchè i β-glucani rivolgono la loro attività alla parte innata del sistema immunitario.

Oltre ai polisaccaridi, i funghi terapeutici contengono altre sostanze che ne potenziano l’efficacia

come le glicoproteine, gli enzimi, i terpeni e gli steroli con molteplici azioni.

Non possiamo trascurare il fatto che i funghi sono tra le poche fonti naturali di Germanio, che migliora l’utilizzo dell’ossigeno da parte delle cellule.

Purtroppo numerosi studi condotti di recente rilevano che la nostra alimentazione, rispetto al passato è carente di 1-3β-glucani a causa del consumo prevalentemente di alimenti industriali e troppo raffinati che l’industria preferisce perché meglio maneggiabili, da qui la necessità di integrarli con la micoterapia.

Il rapporto nel quale sono presenti i vari principi attivi, varia le indicazioni terapeutiche di ogni fungo.

Il beneficio ad ampio spettro e la versatilità di azione di questi preparati, ci fa ragionevolmente pensare che la loro diffusione e il loro utilizzo sarà in netto aumento anche in occidente nei prossimi anni.

Per scongiurare il rischio di assumere contaminati presenti nei terreni, dobbiamo, col consiglio del farmacista, scegliere prodotti di aziende italiane, delle quali poter controllare la filiera produttiva.

Tra i funghi più usati in medicina, presenteremo quelli legati alla longevità: Hericium erinaceus

Questo fungo che sembra una criniera, può arrivare a 2 Kg di peso, si sviluppa per lo più sulle querce è commestibile, anche se non molto utilizzato in cucina.È molto conosciuto per le sue attività cicatrizzanti sulle mucose, soprattutto dello stomaco grazie alla alta concentrazione di ericenoni e erinacine.

In occidente si è cominciato a studiarlo solo di recente, e, proprio grazie alla presenza di queste due sostanze stimolanti l’NFG, si è visto che riduce la progressione delle malattie degenerative a livello cerebrale, migliorando a distanza di 6 mesi lo stato di salute e le capacità residue sia nei malati Alzheimer che di demenza senile.

Studi partiti in Giappone e ripresi in Europa hanno rilevato che il fungo Hericium è in grado di ridurre la neurotossicità di sostanze come il Glutammato con una attività di protezione del tessuto cerebrale e sulla sua rigenerazione.

Un altro fungo molto interessante è l’Auricularia auricula -judae: orecchio di Giuda, molto usato nella cucina cinese.

Si tratta di un fungo decompositore che cresce in relazione mutualistica con rami e alberi secchi. E’ ricco di Adenosina, un nucleoside ( molecola presente nel DNA e nel RNA) che entra in gioco nella produzione energetica dell’organismo, nella produzione di GABA che regola l’ansia senza

diminuire il livello di attenzione, la frequenza cardiaca, alcune funzioni cerebrali e il sonno. Da non dimenticare la presenza, tra i polisaccaridi, di AAP che agiscono sul cuore e sulla glicemia e di fibre con attività ipocolesterolemizzante e antistipsi.

I più recenti studi ne hanno verificato l’azione rinforzante sulle pareti vasali, accompagnata a una attività sulla fluidità del sangue, utile nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

L’utilizzo prolungato di un prodotto a base di questo fungo intero risulta molto utile per la regolazione dello stress, sia in età lavorativa che in seguito, per ridurre l’invecchiamento e patologie correlate.

(da non usare in associazione a farmaci antiaggreganti)

Per completare l’analisi dei funghi della longevità parliamo del Cordyceps sinensis, un fungo raro, venerato da millenni, che si estende dalla carcassa mummificata di un insetto.

In occidente è conosciuto solo da una trentina di anni, durante i quali sono stati compiuti numerosi studi per verificare le proprietà notate dai cinesi durante i secoli.

Cresce in Tibet ad altitudini comprese tra i 3000 e i 5000 metri e, nonostante sia molto difficile da coltivare, si è trovato il modo di produrlo in laboratorio.

Vive in simbiosi con l’insetto, la cui morte, funziona da stressore per la produzione del corpo fruttifero.

Oltre alle altre componenti attive, troviamo la Cordicepina, l’acido cordicepico, la 2- deossiadenosina e altri nucleotidi.

I principali utilizzatori di Cordyceps in occidente sono atleti e anziani.

Numerosi studi scientifici hanno infatti dimostrato che, grazie al Cordyceps, il corpo umano, migliora l’utilizzo di ossigeno e l’energia a livello cellulare, allungando i tempi della performance aerobica.

Anche i tempi di recupero si riducono e aumenta la funzione anabolica, con produzione di muscolo, grazie all’aumento di testosterone.

Questi stessi effetti sulla produzione energetica, sono molto utili nell’anziano per migliorare la lucidità mentale, la concentrazione, il sonno, l’energia, l’umore, la respirazione e per ridurre la freddolosità.

Anche uno studio in doppio cieco, su anziani che lamentavano stanchezza, ha rilevato un miglioramento di parametri come la confusione mentale, la minzione notturna, le prestazioni sessuali, nel gruppo che usava Cordyceps rispetto a quello che usava placebo.

La sua capacità di stimolare la produzione di DHEA risulta molto utile, nelle depressioni per aumentare la vitalità del soggetto.

 

Nella scelta di sostanze con le quali integrare la nostra alimentazione per migliorare lo stato di benessere, si cerca sempre la massima efficacia e il minimo rischio.

Possiamo dire che i funghi, e la micoterapia, rispondono perfettamente a questa esigenza, dal momento che sono ben tollerati e hanno tutti anche un effetto epatoprotettivo e prebiotico, migliorando l’assorbimento degli altri nutrienti presenti nel cibo.

INFIAMMAZIONE CRONICA DI BASSO GRADO

INFIAMMAZIONE CRONICA DI BASSO GRADO

Dopo tre decenni passati dietro, o meglio, attorno al banco della farmacia, mi sono resa conto che il mio atteggiamento nei confronti del cliente paziente è cambiato, si è evoluto, di pari passo con l’evoluzione delle conoscenze in campo medico. Lo studio continuo e la riflessione sull’aumento negli anni di certi sintomi, di certe patologie, di alcune sindromi, ha fatto nascere in me, prepotente, la necessità di capire il perché, a fronte di un aumento della vita media, negli ultimi trenta anni si sia verificata una insorgenza più precoce di certe condizioni croniche.

Approfondendo la Medicina Funzionale e la Medicina di Segnale mi sono resa conto che passando da una visione analitica ( un sintomo – una soluzione ), a una visione d’insieme della persona che presenta il sintomo, si compie un passo in più che, prima di offrire una soluzione si occupa di cercare le cause.

Un bravo medico, un bravo farmacista, devono avere in testa, quando si occupano di un paziente o di un cliente e del suo problema una domanda: perchè?

Negli ultimi trent’anni, patologie come il diabete, l’ipertensione, le malattie cardiovascolari, quelle neurodegenerative, e i tumori, sono aumentate a dismisura e, notizia più allarmante, hanno anticipato la loro insorgenza.

Spesso, alcune di queste ( ipertensione, diabete, ipercolesterolemia, malattie cardiovascolari), si presentano in successione e prendono il nome di sindrome metabolica.

Perché questo succede?

Tutte le volte che il nostro sistema subisce una aggressione o un trauma, come abbiamo già visto, si infiamma per richiamare acqua, cellule del sistema immunitario, mediatori chimici, allo scopo di circoscrivere il danno, diluire eventuali sostanze tossiche, neutralizzarle, eliminarle e, grazie ad altre cellule del sangue, riparare il tessuto l’organo colpito.

Questo meccanismo è automatico e inconsapevole, ma soprattutto, è molto evidente quando l’aggressione è massiccia. Se l’aggressione è invece di basso grado, ma magari continua e multipla, noi non ce ne accorgiamo subito, anzi ci rendiamo conto di essere in una condizione di “Infiammazione cronica di basso grado” solo dopo molto tempo, quando cominciamo a presentare patologie degenerative.

Le cause di questa situazione, detta anche “Inflammaging” (il suffisso aging serve a farci notare che l’infiammazione si accompagna a invecchiamento precoce) risiedono principalmente nello stile di vita che, infatti, in questi ultimi trent’anni, si è discostato sempre di più da abitudini salutari.

Vediamole nel dettaglio:

Sovraccarico alimentare: si tratta del consumo di alimenti troppo raffinati ( farine, zuccheri) che il sistema digerente non riconosce in quanto troppo lontani da come la natura ce li fornisce, della presenza, nei cibi pronti, degli additivi chimici, considerati alieni dal nostro intestino. Anche la carenza di alimenti ricchi di fibra come le verdure e i legumi, contribuisce a generare il sovraccarico dei cibi raffinati.

Ipossia: parliamo di carenza di ossigeno nei tessuti.Questa condizione è causata dal fumo di sigaretta, dal colesterolo troppo basso, dall’anemia, dalla carenza di attività fisica all’aria aperta, dalla insufficiente presenza nell’organismo di Coenzima Q10, causata dell’uso di certi farmaci.

Attivazione cronica del cortisolo, un ormone che produciamo, giustamente, quando siamo sotto stress per prolungare la nostra resistenza allo stesso, ma che, se rimane ad alti livelli per un tempo troppo prolungato, genera resistenza insulinica, peggiore gestione degli zuccheri e sovrappeso.

Sedentarietà e aumento di peso, visto che il tessuto adiposo è un vero e proprio organo endocrino ( che secerne ormoni) che produce tra, gli altri, anche visfatina e resistina, due ormoni legati alla infiammazione.

Disbiosi intestinale, errata proporzione tra i batteri che vivono nel nostro intestino e che ci aiutano nella digestione e nella produzione di vitamine, strettamente legata a una condizione di infiammazione intestinale della quale abbiamo parlato in un precedente articolo e che, dell’inflammaging, si trova ad essere sia causa che effetto, promuovendo un circolo vizioso alquanto deleterio.

Purtroppo non ci accorgiamo subito di trovarci in questa condizione infiammatoria perché non dà segnali (è infatti definita anche “latente”) ma peggiora di anno in anno fino a presentarci dei sintomi sistemici anche molto invalidanti.

È infatti finalmente considerata come la causa di patologie croniche come il morbo di Alzheimer, la sindrome metabolica di cui abbiamo parlato all’inizio, la sarcopenia (un progressiva riduzione della massa e della forza muscolare. Molti studi ci confermano che lo sviluppo dei tumori è favorito dall’infiammazione cronica di basso grado, soprattutto nelle persone in sovrappeso.

Da tutto quello che ho scritto finora, possiamo ancora una volta renderci conto di quanto le nostre scelte possano fare la differenza nel mantenere o recuperare uno stato di salute ottimale. Questo ci permetterà di non dover correre dietro a ogni singolo sintomo come se dovessimo ogni volta mettere una toppa al tubo che perde, in una corsa senza fine, ma di occuparci di noi con quella cura e attenzione che spesso riserviamo agli altri ma che a volte dimentichiamo di rivolgere a noi stessi.

La scelta di alimenti di qualità, come le farine integrali, prodotte nelle nostre zone, ricche di coenzima Q10, una grande varietà di verdure di stagione che apportano vitamine, acido folico, fibra, il pece azzurro dell’adriatico che, a un prezzo accettabile, ci fornisce OMEGA 3 dal grande potere antiinfiammatorio.

Imparare a leggere le etichette degli alimenti confezionati per scartare quelli con liste troppo lunghe e ingredienti dai nomi incomprensibili ci metterà al riparo dalla assunzione di sostanze chimiche inutili che l’organismo non riconosce e non sa come eliminare.

Essere normopeso o sovrappeso, abbiamo visto che fa la differenza, e possiamo migliorare la nostra condizione cominciando a pensare di ridurre il nostro consumo di cibo alla sera, per aumentare il volume della nostra colazione, quando il cervello ha bisogno di un segale forte di abbondanza di nutrienti per dare il via al metabolismo e al consumo calorico.

Per mettere in pratica tutte queste indicazioni possiamo chiedere aiuto ai nostri farmacisti e farmaciste di fiducia che sapranno approfondire gli argomenti che abbiamo trattato in questo articolo.

Se pensiamo di avere bisogno di un aiuto perché probabilmente il processo infiammatorio cronico di basso grado è già iniziato, potremo chiedere al nostro farmacista un prodotto che contenga curcuma ad alta concentrazione e elevata biodisponibilità, che utilizzato insieme a vitamina D ai giusti dosaggi è in grado anche di ridurre l’infiammazione intestinale, oltre che quella sistemica.

Di integratori che contengono Omega 3 ce ne sono tanti, ma il farmacista ci potrà indicare quello con la più corretta proporzione tra EPA e DHA per rallentare il processo infiammatorio.

Se il nostro problema è più legato allo stress prolungato potremo chiedere un prodotto che ci aiuti a ridurlo, contenente RHODIOLA, o qualcosa che ci aiuti ad avere un riposo adeguato al nostro impegno diurno, magari contenete olio essenziale di lavanda, oppure papavero rosso e ginestrino o il meno conosciuto, ma molto efficace giuggiolo associato a escolzia e L- teanina.

IL TAO DEL SISTEMA IMMUNITARIO

IL TAO DEL SISTEMA IMMUNITARIO

Nel mio lavoro di farmacista territoriale, ho, tra gli altri, il compito di tradurre le conoscenze scientifiche in concetti comprensibili a tutti. È un impegno che mi sono data dall’inizio della mia esperienza lavorativa e che ha lo scopo di stimolare le persone ad avere coscienza che ognuno di noi può fare molto per mantenersi in salute.

Sappiamo ormai con certezza che tutto quello che ci succede, dal punto di vista fisico, alimentare ed emozionale, contribuisce in egual misura al nostro benessere o malessere, dal momento che siamo un tutt’uno, con tutte i distretti che lavorano in una danza più o meno armonica.

Ci sono argomenti più facili da tradurre, come il funzionamento della digestione, altri più difficili per la loro complessità. Il più difficile in assoluto, da comprendere e da spiegare, è il sistema immunitario, proprio l’argomento di cui parleremo in questo primo numero della rivista Corofar Healt.

Il sistema immunitario è una sorta di sesto senso, che esplora il mondo che ci circonda, insieme gli altri sensi, ci permette di inquadrare un oggetto, un cibo, un parassita e ci informa sulla sua pericolosità infettiva, chimica e di danno interno. Una volta capito se l’antigene ( il materiale, alimento, sostanza, ecc…) è SELF o NON SELF ( in italiano AMICO o NEMICO ) attiva una delle sue due funzioni fondamentali: DISTRUGGERE / TOLLERARE, entrambe importantissime al fine di permetterci, durante l’evoluzione, di sopravvivere all’ambiente in continua modifica.

Questo nostro “sesto senso” IMMUNITARIO è un senso curioso, che impara dai propri errori, vuole conoscere quanti più antigeni possibili per essere preparato a ogni nuovo incontro, felice di allenarsi, non teme le novità, anzi, vuole conoscerle per tempo per potersi organizzare.

Ci sono voluti un milione di anni per sviluppare un sistema così perfetto da portarci fino a qui.

La nostra IMMUNITÀ comprende due meccanismi complementari, quello INNATO e quello ACQUISITO.

L’immunità INNATA è VELOCE, ASPECIFICA, ci difende senza conoscere il patogeno che ci aggredisce e usufruisce di sistemi che abbiamo fino dalla nascita come:

  1. le barriere fisiche : pelle (2 metri quadri), alveoli polmonari (130 metri quadri), epitelio delle vie respiratorie ( 2 metri quadri), epitelio gastrointestinale (circa 400 metri quadri) da mantenere integre, pH dell’ epidermide e del sistema digerente che sterilizza la maggior parte dei batteri, da mantenere sufficientemente acido, temperatura corporea,
  2. i liquidi inibenti come lisozima che rovina le barriere cellulari batteriche,
  3. l’attività del COMPLEMENTO,che distrugge i patogeni.

L’immunità ACQUISITA è LENTA, SPECIFICA, si occupa di dare un nome al patogeno, comprende quella UMORALE, dove i linfociti B producono IgM e IgG in risposta all’antigene del microorganismo aggressore e quella

CELLULOLOMEDIATA, dove i linfociti T, dopo il contatto con l’antigene, attivano i MACROFAGI, LE NATURAL KILLER, e le CITOCHINE.

Le immunità umorale e cellulomediata agiscono entrambe sempre, anche se quella umorale è più importante per i batteri e quella cellulomediata lo è più per i VIRUS, i PARASSITI, i FUNGHI e i TUMORI.

In poche parole, se l’immunità acquisita agisce contro, in un vero e proprio ring con il patogeno, nel quale ogni incontro è allenante, l’immunità innata agisce in modo da creare un ambiente sfavorevole all’ingresso e all’insediamento del nemico.

Quando parlo di questo argomento, mi viene in mente il simbolo del Tao, perché mi immagino proprio una danza tra la tolleranza e la difesa che avviene principalmente nell’intestino, dove l’antigene viene “presentato” al sistema immunitario, il quale, dopo averlo “assaggiato” (dal punto di vista immunitario), decide se tolleralo o distruggerlo.

Ecco che ci rendiamo conto allora di quanto sia importante la salute intestinale, perché se ci ritroviamo con un intestino infiammato, il sistema di blocco del NON SELF non funziona. Infatti, l’infiammazione, che ha una sua ben precisa funzione in alcuni casi ( traumi), quando è invece latente e di basso grado, ovvero non collegata a un trauma, provoca a livello intestinale l’allentamento delle “Tight Junctions” (giunzioni serrate), quelle che permettono di tenere separato l’ambiente interno al tubo digerente dal circolo sanguigno, con il conseguente passaggio nel circolo venoso e linfatico di microorganismi o sostanze dannose per la nostra vita.

In questo caso si avrà una iperstimolazione di rimando dell’immunità con l’innesco di fenomeni allergici di vario genere.

Il compito dell’industria farmaceutica, con la creazione di farmaci che affianchino, sul ring della difesa specifica il sistema immunitario acquisito, a noi, personalmente, è riservato lo sviluppo di tutti quei comportamenti che, più che sull’intruso, possano agire, insieme all’immunità innata, per creare un ambiente il più possibile sfavorevole al suo insediamento.

La respirazione corretta accompagnata all’attività fisica all’aria aperta è importantissima, perché migliora l’ossigenazione dei tessuti e favorisce l’eliminazione degli scarti, aumenta il numero dei mitocondri che si occupano dell’utilizzo dell’ossigeno e sono proprio come delle centrali energetiche della cellula.

Una adeguata quantità di acqua è il veicolo di tutti i processi di scambio e di eliminazione all’interno della nostra macchina perfetta.

L’eliminazione del fumo, la razionalizzazione dei farmaci con l’aiuto del medico, sono altri step fondamentali sulla strada della cura del proprio terreno di difesa.

Nella curva della nostra quotidianità, che rappresenta l’alternanza del sonno e della veglia, della fase di stress e di quella di recupero, della produzione degli ormoni che avviene a cicli, a seconda di cosa stiamo facendo, dobbiamo imparare a bilanciare bene le due fasi. Una fase giorno troppo prolungata rispetto alla fase notte, impedisce alla nostra macchina di lavorare in maniera perfetta, per come sarebbe progettata.

Il sonno è molto importante, perché durante la notte il corpo passa dalla fase catabolica (di consumo) a quella anabolica (di costruzione e riparazione). Si crea una infiammazione fisiologica, che porta acqua e nutrimento ai tessuti e, grazie ad ormoni dedicati e micronutrienti, questi liquidi, nella seconda parte della notte vengono eliminati, insieme ai prodotti di scarto, pezzi di DNA danneggiato, tossine, istamina. Questa operazione richiede un certo tempo e non può avvenire se non dormiamo a sufficienza, creando motivi ulteriori di allerta per il nostro sistema immunitario.

Uno stile alimentare corretto, sia in fase di prevenzione, che in caso di patologia e di convalescenza, è fondamentale per alcuni ottimi motivi :

  1. rispettare e rinforzare il microbiota intestinale, il quale ha la funzione di modulare il sistema immunitario intestinale e e fungere da barriera di ingresso ai patogeni in un meccanismo di competizione,
  2. evitare il sovraccarico di alimenti che potrebbero aumentare l’infiammazione come glutine, latticini, nichel, zuccheri,
  3. avere un adeguato apporto di nutrienti ognuno con la sua funzione : frutta e verdura per vitamine e minerali, cereali e farine integrali per le fibre e le vitamine liposolubili, proteine (uova, pesce azzurro, carne bianca) per la produzione di ormoni, citochine ed enzimi, oltre che per fare struttura.

È un lavoro impegnativo da fare tutto da soli, senza mai perderci, per questo ci viene in aiuto l’integrazione, da utilizzare soprattutto nel periodo invernale, come anche nei periodi di forte stress lavorativo, emotivo e di studio, che mettono a dura prova le nostre capacità immunitarie.

Possiamo utilizzare minerali come lo zinco, soprattutto in forma liposomiale, antiossidanti come il coenzima Q10, e antiifiammatori naturali come gli omega 3, la curcuma, la perilla, la boswellia e la mirra e i gemmoderivati di Ribes Nigrum e Rosa Canina.

Come immunomodulante useremo la Vitamina D che ha anche la funzione di ridurre la risposta eccessiva del sistema immunitario acquisito, e i betaglucani derivati da funghi come lo shitake.

Lisati batterici e lattoferrina si occuperanno di agire sul microbiota intestinale.

Nella scelta della combinazione di questi integratori più utile per ognuno di noi ci faremo aiutare dal farmacista che si occuperà di personalizzare il consiglio.

C’È PANE E PANE… IL BALLO DELLA GLICEMIA

C’È PANE E PANE… IL BALLO DELLA GLICEMIA

Pochi giorni fa ho avuto occasione di recarmi in collina, sopra Forlì, e non ho potuto resistere al desiderio imperativo di fermarmi a Dovadola, dove si produce uno dei pani migliori d’Italia.

Come sono entrata nella piccola rivendita, sono stata raggiunta dalla fragranza dei tanti tipi di pane che vi erano esposti e dalla gentilezza di Anna dietro al bancone.

Sapeva tutto del pane che vendeva, chi lo aveva impastato a mano, dove era stato coltivato il grano e dove era stato macinato.

I pani non sono tutti uguali, e per questo bisogna avere un buon criterio di scelta, quando lo si acquista, che ci faccia mettere nella sporta della spesa un prodotto di qualità, perché, anche nel caso del pane, qualità va di pari passo con salute.

Oggi, sul pane, come su tanti altri alimenti, si gioca una battaglia spietata, la cui carta vincente sembra essere la freschezza, lo sfornarlo a tutte le ore, un millesimo di secondo prima della chiusura del negozio.

Ma un buon pane, con pochi ingredienti indispensabili, si conserva anche una settimana, non ha bisogno di essere sfornato ogni 5 minuti perché in 3 ore diventa duro.

Un buon pane contiene tutto il chicco del cereale, con le sue ricchezze: vitamine, proteine, grassi, minerali, amidi, enzimi.

Un buon pane ti rende sazio a lungo.

Un buon pane ha pochi ingredienti: farina integrale, acqua e lievito madre.

Un buon pane non contiene sostanze chimiche, emulsionanti, zucchero, addensanti, alcool.

Un buon pane, se consumato in quantità adeguate, non può farci gonfiare, ingrassare, procurare resistenza insulinica.

Un buon pane costa un po’ di più di un pane industriale, giustamente.

Ricordiamoci che, negli anni ’70, una famiglia media spendeva metà dello stipendio per l’alimentazione, mentre oggi, una buona parte delle famiglie non arriva a spendere il 20% delle proprie risorse per la spesa, in una corsa al prezzo più basso, all’offerta da volantino senza attenzione alcuna agli ingredienti di ciò che compra.

È vero che si risparmia sul cibo per avere soldi da spendere in tecnologia, computer, telefoni, abbonamenti a piattaforme televisive, dove, lì si, cerchiamo il TOP.

Ma il nostro sistema digerente non è pronto per questi cibi, è calibrato per gestire alimenti più vicini possibile a come la natura li crea.

Una farina 00, ultraraffinata, fino a diventare una polvere impalpabile, selezionata per avere un contenuto di glutine più elevato, in modo da essere più facilmente lavorabile industrialmente, mette in allerta il sistema immunitario intestinale, quasi come se non ne riconoscesse l’origine, il chicco di grano, avendone perse le caratteristiche.

Gli amidi, senza la protezione di fibre e vitamine liposolubili, si trasformano troppo velocemente in zuccheri che, passati nel sangue provocano un repentino innalzamento della glicemia con conseguente scarica di insulina per riportare la concentrazione di zucchero del sangue nella norma.

L’insulina, purtroppo, non viene dosata col bilancino di precisione, ma secreta in abbondanza, per sicurezza. Così, succede che la glicemia, dopo essersi alzata velocemente, si abbassa spesso anche un po’ troppo, dandoci quella sensazione di fame dopo poco che abbiamo mangiato, attivando quel meccanismo insano dello sbocconcellare tutta la giornata.

In natura non esistono cibi che provocano degli sbalzi così imprevisti della glicemia, neanche tra i frutti più dolci, perché la fibra e l’acqua contenuti mitigano gli effetti degli zuccheri.

Per capire meglio, pensiamo che il nostro sangue, in totale circa 5 litri, contiene, disciolti, circa 2,5 – 3 grammi di glucosio. Una bustina di zucchero (6 grammi) porta in 5 minuti il contenuto di glucosio del sangue al triplo del normale, 100 grammi di pane bianco, che contengono per il 90% amido (una lunga catena di molecole di glucosio) provocano, in mezz’ora l’effetto di 10 tazzine di caffè.

La conseguente ricerca continua di cibi che provocano questo stesso effetto è spiegata dal fatto che il picco glicemico accende, nel cervello, il centro della gratificazione (lo stesso stimolato dalle droghe). In situazioni di vita povere di gratificazione, è comprensibile il perché molte persone non riescano a prendere una distanza da pane bianco, pizze, dolci per compensare i propri dispiaceri.

Per questo c’è una enorme differenza di impatto tra il consumo di un pane bianco e uno integrale, nel quale la fibra e i grassi, rallentano l’assorbimento degli zuccheri, diluendone l’arrivo nel circolo sanguigno in tempo abbastanza lungo da non creare il picco e la catena della dipendenza.

Il mio grazie va quindi a chi mantiene viva la tradizione del pane buono, preparato con amore, con gli ingredienti giusti perché possiamo recuperare il gusto per i sapori genuini legati alla terra e che ci indica una strada che tutti possiamo percorrere alla conquista del nostro personale benessere psicofisico.

Bibliografia : Luca Speciani, Vivere senza diabete. Ed. tecniche nuove 2020

I GRUPPI ALIMENTARI: perché è importante conoscerli.

I GRUPPI ALIMENTARI: perché è importante conoscerli.

Ho mangiato “alla Romagnola”, all’Abruzzese”, “all’Indiana”, “alla Macrobiotica”, “alla Giapponese”. Ogni cucina ha un suo senso, è frutto di millenni di storia e ha fatto crescere interi popoli, li ha guidati verso il progresso, le conquiste. Tutte le cucine tradizionali sono fatte di un mix di alimenti e condimenti e non possiamo dire che ce ne sia una migliore di un’altra. La prova di questo è che ci sono popolazioni ultracentenarie in varie regioni del mondo che si alimentano in modi completamente diversi.

I Sardi, i Calabresi, i Giapponesi, i Costaricani, che sono stati oggetti di numerosi studi hanno tradizioni veramente diverse. Quello che li accomuna è però l’utilizzo di alimenti freschi, integrali, di stagione e preparati in casa con amore.

L’utilizzo di piatti unici che contengono proteine, carboidrati, semi, frutta e verdura, ne rappresenta un’altra caratteristica, senza dimenticare la convivialità del pasteggiare insieme a tutta la famiglia.

Purtroppo abbiamo un po’ perso tutte queste tradizioni, perché i ritmi della vita sono cambiati, lavoriamo lontano da casa, i nostri bambini mangiano a scuola e abbiamo la possibilità di trovare cibo ovunque.

Mangiare una cosa al volo, soprattutto a pranzo, non è più considerata una eccezione, ma diventa normale, lasciando alla cena il compito di soddisfare tutti i nostri desideri in materia di cibo e non solo.

Questi cambiamenti non scelti, però, piano piano, modificano il nostro corpo, il nostro stato energetico e la nostra salute, fino a provocare veri e propri stati di malattia che oggi sono considerati quasi inevitabili. Diabete, ipertensione, ipotiroidismo, malattie cardiovascolari, malattie autoimmuni e degenerative, hanno una netta correlazione con quello che mangiamo, ma, buona notizia, migliorano moltissimo, cambiando stile alimentare.

Abbiamo già detto, in un predente articolo, che una buona alimentazione deve contenere tuto quello che ci serve per fare funzionare la nostra macchina perfetta. Imparare a conoscere i nutrienti è il primo passo per mangiare bene.

Gli alimenti, non sono polverine da farmacista, quindi non contengono mai una sola componente, ma si si suddividono per gruppi, in base alla loro componente principale.

I gruppi che prendiamo in considerazione sono:

Carboidrati, Proteine, Frutta e Verdura, Grassi.

Nel gruppo CARBOIDRATI, che rappresentano la benzina, la fonte energetica primaria di veloce o velocissima utilizzazione, troviamo le farine, i prodotti a base di farina, i cereali in chicco, i fiocchi, i legumi, i prodotti da forno, le patate, gli zuccheri, i dolci, le caramelle, la frutta essiccata (albicocche, prugne, uvetta …), il miele, i succhi, le marmellate, i dolcificanti, i gelati, gli yogurt alla frutta, le creme spalmabili ( eccetto quelle 100% di frutta secca), le bevande gassate, gli alcolici ecc…

Nel gruppo PROTEINE, che rappresentano i mattoni con i quali il nostro organismo costruisce e rigenera la struttura del nostro corpo, produce gli ormoni, gli enzimi e le cellule del sistema immunitario, troviamo le carni, i pesci, i molluschi, i mitili, le uova, i latticini, la frutta secca( noci, nocciole, mandorle, anacardi, pinoli, noci del Brasile ecc…)

Nel gruppo FRUTTA E VERDURA, che rappresentano la fonte di acqua, vitamine, sali minerali, fibre, troviamo tutti i frutti, i vegetali eccetto le patate.

Nel gruppo GRASSI, che rappresentano la fonte di vitamine liposolubili, di acidi grassi essenziali, di precursori ormonali, lubrificanti e sostanze antinfiammatorie, troviamo l’olio extravergine di oliva, gli oli di semi, i grassi animali come il burro e lo strutto, e alcuni prodotti industriali come la margarina.

Avere ben chiaro a quale gruppo appartengono i singoli alimenti è il primo passo fondamentale per imparare a comporre dei pasti ben bilanciati.

Subito dopo il primo passo c’è il secondo passo, un po’ più difficile del primo, la scrematura, da ogni gruppo, di tutti quegli alimenti che ci portano fuori da un percorso di salute.

Il criterio per la scelta è quello di valutare quanto siano vicini a come la natura ce li offre.

Farine, pasta, pane, chicchi e fiocchi di cereali sono da preferire integrali, come zucchero possiamo usare un po’ di miele di buona qualità, eliminando lo zucchero bianco o di canna che sono prodotti industriali, le bevande gassate, i succhi di frutta, i thé in bottiglia non ci fanno bene, perché contengono tanto zucchero o dolcificanti che interferiscono col corretto funzionamento dell’insulina.

Le carni e le uova, vanno preferite biologiche, soprattutto per ridurre l’assunzione involontaria di antibiotici e altri farmaci che vengono somministrati agli animali degli allevamenti intensivi.

I pesci vanno scelti tra quelli pescati, prevalentemente in mari vicini.

La qualità dei grassi è anche questa davvero molto importante, infatti olii di cattiva qualità o estratti industrialmente, purtroppo hanno un grande potere infiammatorio, che è l’esatto contrario di quello che un olio di buona qualità e spremuto a freddo deve fare.

Frutta e verdura devono essere di stagione e di zona per farci bene.

Produrre una zucchina in inverno o un cavolfiore d’estate, richiede una forzatura e l’utilizzo di sostanze chimiche dannose. Ogni stagione ci fornisce una abbondante varietà di vegetali adatti al clima nel quale viviamo ( più ricchi d’acqua d’estate, più riscaldanti d’inverno).

Ora, quando pensiamo alla colazione e al pranzo, è fondamentale che tutti i gruppi trovino spazio nel piatto.

­Se conoscete Dieta GIFT (della quale sono GIFT Food Tutor), saprete che, per semplificare le cose, proponiamo il piatto tripartito, ovvero un piatto che contenga per un terzo proteine, per un terzo carboidrati e per un terzo frutta e verdura. Questo ci permette di utilizzare il colpo d’occhio per capire in modo semplice se il nostro pasto è composto correttamente.

La cena, se abbiamo mangiato a sufficienza di giorno, come mi auspico, diventa un pasto frugale, più ridotto che può anche non contenere carboidrati, nel caso vogliamo recuperare il nostro peso forma, ma ricordandoci che non è mangiando meno che si perde peso, ma piuttosto mangiando meglio e permettendo alla nostra macchina perfetta di lavorare in uno stato di efficienza e messa a punto ideale.

Per poter stare bene, mangiare bene, non si può improvvisare, bisogna programmare, dedicare un tempo a ricostruire la propria personale tradizione alimentare, pensata e personalizzata.

Per approfondimenti e consulenze mi puoi contattare presso Farmacia Pievesestina o all’indirizzo mail info@orientamentoalimentare.it.